Newsforge pone l’attenzione su due progetti che intendono applicare patch alla GPLv2.
Il primo caso è quello di GPU, un client Gnutella che permette di condividere le risorse di CPU tra host connessi in rete.
Tiziano Mengotti e Rene Tengel dichiarano di voler prevenire l’uso militare per il proprio software.
Il secondo caso è quello del CEO di Funambol Fabrizio Capobianco, che annuncia una bozza modificata della GNU General Public License (GPL), chiamata Honest Public License (HPL). Questa prevede l’obbligo di distribuire codice anche se il codice modificato non è installato oltre i propri servers.
Nel primo caso mi sembra si crei un precedente andando contro la libertà zero:
- The freedom to run the program, for any purpose (freedom 0)
C’è sempre modo per dichiarare la necessità di inibire l’uso a qualcuno per qualche motivo.
Sebbene sia assolutamente d’accordo in questo caso, accettare la freedom 0 significa esattamente questo: non condizionare l’esecuzione dei programmi per alcun motivo.
(Del resto qualcuno potrebbe sempre obiettare che siamo noi a non dover utilizzare il software in questione per un motivo che solo lui approva
)
Nel secondo caso posso capire molto bene quanto si afferma.
Troppo spesso ci si imbatte in chi si appropria del codice per realizzare implementazioni personalizzate, modificando anche in minima parte i sorgenti, e comunque sia non perdendo tempo a rilasciare le modifiche.
C’è di più: ci si può trincerare dietro l’idea che il minimo sviluppo fatto per adattare il progetto utilizzato alla nostra particolare esigenza ci appartenga di diritto,
Appare evidente come tale prendere senza dare non porti a niente e sia palesemente in contrasto con i fondamenti stessi della GPL.
Dal momento che la FSF sta lavorando proprio adesso alla terza versione della licenza GPL, è ipotizzabile (ed auspicabile) che tali integrazioni vengano accettate.